A te, Babbo.
“Sono passati quindici anni da quando, caro babbo, non sei più con noi. Eppure, in questi anni, non abbiamo mai smesso di sentirti presente. Ci fai capolino ogni giorno, sei in ogni cosa e in ogni dove. Ricordarti oggi significa rinnovare il nostro pensiero nei tuoi confronti, significa ripercorrere ciò che hai fatto, ma soprattutto ciò che sei stato per noi: un padre benevolo, una guida, un esempio concreto di vero amore familiare vissuto ogni giorno con dedizione.
In un tempo in cui spesso si parla delle fragilità dei rapporti familiari, noi sentiamo il bisogno di raccontarti e raccontare la fortuna di essere stati tuoi figli. Ci hai insegnato che la famiglia viene prima di tutto e che va protetta come il bene più prezioso. Lo dimostravi in ogni scelta, con ogni sacrificio, in ogni progetto che aveva come orizzonte il bene nostro.
Molto di ciò che siamo lo dobbiamo all’educazione ricevuta. Ci hai trasmesso il valore dello studio, dell’impegno, dell’aggiornamento continuo. Ci spronavi a non fermarci, a migliorarci, a credere nelle nostre capacità e che solo l’impegno senza scorciatoie può portare a risultati veri e duraturi. “Il talento non va sprecato e ha bisogno dell’impegno per mostrarsi” era una delle tue frasi ricorrenti, e ancora oggi ci accompagna.
Ci hai insegnato anche ad affrontare le cadute perché servono se viste con saggezza. Dicevi che si può cadere mille volte, ma che ci si può rialzare altre mille. Un insegnamento che negli anni abbiamo compreso sempre più profondamente, trovandoci spesso a cercare dentro di noi la forza.
Hai saputo amare il lavoro senza mai togliere tempo alle tue passioni, coinvolgendoci e rendendole parte della nostra vita. Quelle passioni, oggi, sono diventate anche le nostre strade.
Nel mondo olivicolo il tuo contributo è stato determinante, soprattutto se si pensa al contesto in cui hai iniziato a muoverti.
All’inizio degli anni ’90 la regione Marche, pur vantando una tradizione olivicola antica e radicata, era ancora ai margini del riconoscimento qualitativo nazionale. L’olio marchigiano esisteva, ma era poco raccontato, spesso anonimo, destinato più al consumo locale che a un percorso di valorizzazione identitaria. Mancava una vera cultura della qualità: non si parlava di cultivar, di profili sensoriali, di panel test, né di legame tra olio, territorio e salute.
Intuisti che quella tradizione silenziosa poteva e doveva trasformarsi in eccellenza riconosciuta, se sostenuta da studio, metodo e divulgazione. Hai reso visibile ciò che fino a quel momento era invisibile.
Per questo ti dobbiamo riconoscere che con determinazione hai fatto un grandissimo lavoro volto alla diffusione della cultura dell’olio e fosti tra coloro che si impegnarono per la nascita del primo panel test nelle Marche, contribuendo a costruire strumenti di valutazione che dessero dignità e misurabilità alla qualità.
Allo stesso modo hai creduto, quando ancora sembrava una visione isolata, al valore degli oli monovarietali, intuendo le potenzialità distintive di cultivar come la Raggia, oggi sempre più ricercata e apprezzata.
In quegli anni parlare di eccellenza o di biologico nel nostro territorio era quasi controcorrente. Eppure tu sei andato avanti con convinzione, certo che anche le Marche potessero conquistare un posto autorevole nella cultura olearia italiana.
Molto di ciò che oggi è riconosciuto e consolidato nasce anche da quelle intuizioni, coltivate quando il terreno era ancora tutto da preparare.
Grazie a te abbiamo potuto portare la cultura dell’olio anche all’estero, dove ancora oggi vieni ricordato per le tue lezioni appassionate sulla qualità e sul biologico. Certo non c’erano i mezzi di comunicazione di oggi a documentare tutto questo ma chi c’era allora se lo ricorda bene anche oggi, avendo acquisito maggiore consapevolezza sull’importanza dell’olio di qualità.
Hai creduto da subito al biologico anzitutto come scelta di salute; dicevi che la qualità vera passava da un prodotto sano oltre che buono. Se oggi i nostri oli sono richiesti e consigliati anche in ambito medico, è grazie alla tua visione, che già nei primi anni ’90 parlava del legame tra olio e benessere.
Molte delle tue intuizioni, allora innovative, sono oggi normalità. Ed è proprio questo che racconta la tua lungimiranza.
Ma, più di tutto, resti Tu, babbo, con il tuo esempio nei gesti quotidiani; forte è ancora la tua voce nei nostri ricordi e chiara è la strada indicata.
A quindici anni di distanza, il tuo essere, i tuoi insegnamenti e i tuoi sogni continuano a vivere in noi.”
Con amore, Francesca e Cristiano


